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La Medicina Narrativa è un modo di pensare? PDF Stampa E-mail
Sabato 15 Settembre 2012 12:59

E’ di tutta evidenza che la qualità delle cure sia da valutare con dimensioni e parametri che non possono limitarsi alle abilità e alle competenze cliniche, pure fondamentali ma non sufficienti, ma devono spaziare sino al sistema delle relazioni tra operatori, malati e familiari, alla lettura e all’interpretazione delle storie e dei vissuti dei malati andando oltre all’attenzione per l’evoluzione dei quadri clinici.

Le medical humanities non sono una novità ma probabilmente nuovo è il tentativo di sistematizzare i suoi principi di base nella ricerca di modi “diversi” di curare le persone.

E’ in questa linea che si sviluppa il confronto in “movimenti” quali Slow Medicine o che si vanno sperimentando in diversi luoghi d’Italia e i vari ambiti clinici gli impieghi della narrazione come strumento di cura.

L’Ordine dei Medici di Cagliari aderisce come socio sostenitore a Slow Medicine, anche e soprattutto nella consapevolezza che debba essere promossa, per esigenze etiche e per l’affermarsi del principio che il paziente è al centro dei processi di cura, la riscoperta di dimensioni non solo scientifiche, tecniche o tecnologiche del fare salute.

Una riflessione su questi temi è oggetto del Convegno organizzato per il 18 e 19 ottobre prossimi di cui pubblichiamo il programma.

I lavori comprendono tre grandi ambiti di interesse: le rappresentazioni della malattia nel cinema, nella narrativa, nei mass media, i principi e le teorie della medicina narrativa, le esperienze in essere in diversi ambiti clinici.

 

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