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AVVISO IMPORTANTE Giuramento professionale

Visto che si prevede un numero elevato di partecipanti, per motivi legati alla sicurezza, la cerimonia del Giuramento professionale per i neoiscritti si terrà il 28 febbraio 2019 alle ore 18.00 presso l’Aula Magna del Seminario Arcivescovile in via Via Monsignor Giuseppe Cogoni, 9 – Cagliari e NON presso la sede dell’Ordine.

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Avvisi per ammissione al Corso di Formazione Specifica in Medicina Generale 2019/2022

Si comunica che sulla Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana -IV Serie Speciale Concorsi n. 89 del 12.11.2019 sono stati pubblicati gli avvisi relativi ai bandi regionali per il concorso di ammissione al corso di Formazione Specifica in Medicina Generale-triennio 2019/2022 e per l’ammissione, tramite graduatoria riservata, al medesimo corso senza borsa di studio.

Avvisi per ammissione al Corso di Formazione Specifica in Medicina Generale 2019/2022
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Legge 4 ottobre 2019, n. 117, recante “Delega al Governo per il recepimento delle direttive europee e l’attuazione di altri atti dell’Unione europea – Legge di delegazione europea 2018”.

Sulla Gazzetta Ufficiale n.245 del 18-10-2019 è stato pubblicato il provvedimento indicato in oggetto, nel quale sono indicati i principi e i criteri direttivi per l’attuazione da parte del Governo di una serie di direttive europee

Allegato 1

Allegato 2

 

Legge 4 ottobre 2019, n. 117, recante “Delega al Governo per il recepimento delle direttive europee e l’attuazione di altri atti dell’Unione europea – Legge di delegazione europea 2018”.
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Inquinamento dell’aria, medici preoccupati per i dati dell’Agenzia europea per l’ambiente lanciano appello al Governo: “Decarbonizzare e ridurre concentrazioni polveri sottili

Anelli (Fnomceo): “Cominciamo dall’Ilva”

Un doppio appello, al Presidente della Commissione Europea, Ursula von der Leyen, e al Presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, insieme all’intero Governo italiano, perché mettano in atto a tutti i livelli un ‘Green new deal’ che preveda, anche nel nostro Paese, la riduzione progressiva delle emissioni di anidride carbonica e della concentrazione nell’aria delle polveri sottili. A lanciarlo, il presidente della Federazione nazionale degli Ordini dei Medici Chirurghi e Odontoiatri (Fnomceo), Filippo Anelli, insieme a tutto il Comitato Centrale, riunito in queste ore a Roma, all’indomani della diffusione, da parte dell’Agenzia europea per l’ambiente, del Report 2019 sulla qualità dell’aria.

Dati inquietanti, quelli che emergono dallo studio condotto su 41 paesi europei nel 2016, e che contano, in quell’anno, 412mila morti premature causate dalle polveri sottili, PM2.5, 71.000 riconducibili al biossido di azoto, 15100 all’ozono. Ancora più impressionante il calcolo sugli anni di vita persi: 4.223.000 quelli attribuibili all’esposizione alle polveri sottili, 707.000 quelli causati dal biossido di azoto e 147.000 quelli per l’ozono. L’Italia è in cima alla classifica dei paesi più colpiti dall’inquinamento, sia per numero di morti premature (58.600 per le polveri sottili, 14.600 per biossido di azoto e 3.000 a causa dell’ozono), sia per anni di vita persi.

“I nuovi dati dell’Agenzia europea per l’ambiente sui decessi prematuri e anni di vita persi attribuibili alle polveri sottili confermano, per l’ennesima volta, l’importanza dei fattori ambientali e sociali nel determinare lo stato di salute e malattia degli individui e della collettività – commenta Emanuele Vinci, Coordinatore della Commissione Professione, Salute, Ambiente e Sviluppo Economico della Fnomceo -. Pur continuando a informare e ad educare sull’importanza di seguire corretti stili di vita, è sempre più evidente che occorre porre l’attenzione sui determinanti socio – ambientali della salute, che sono all’origine delle gravi diseguaglianze di salute tra le persone e popolazioni”.

Da ciò la necessità di superare gli attuali sistemi di sorveglianza sanitaria basati sulla valutazione del danno sanitario con il conteggio di morti e feriti (registri di morte, di tumori e di patologie, schede di dimissioni ospedaliere) e l’urgenza di passare ad una valutazione preventiva di impatto sulla salute dei fattori clima-alteranti, inquinanti ambientali e socio-economici – prosegue Vinci -. I medici possono svolgere un ruolo importante operando come “Sentinelle per l’Ambiente” secondo modelli organizzativi già da noi proposti con la RIMSA – Rete Italiana Medici Sentinella per l’Ambiente- attuando una sorveglianza e una prevenzione primaria in stretta collaborazione con le Istituzioni, al fine di porre la salute al centro di ogni politica”.

Questi dati, posti oggi dalla Commissione Ambiente e Salute all’attenzione del Comitato Centrale, ci preoccupano fortemente – afferma il presidente della Fnomceo, Filippo Anelli -. È ormai improcrastinabile un intervento del Governo italiano affinché l’eliminazione del carbone a favore dei combustibili fossili sia inserita tra le prescrizioni di tutela ambientale e siano riviste le soglie stabilite per legge per PM10 e PM2.5”.

A livello europeo, abbiamo un’occasione unica: la Presidente eletta della Commissione, Ursula von der Leyen, ha posto al centro della sua ‘Agenda per l’Europa’ le politiche ambientali, delineando un ‘European Green deal’ che renda il nostro il primo continente al mondo a impatto climatico zero – continua -. Un programma che, come medici, non possiamo che sostenere appieno, chiedendone l’applicazione anche e soprattutto nel nostro Paese, dove molte, a livello ambientale, sono le ferite aperte”.

“Recentemente, il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte, il Ministro dell’Economia Roberto Gualtieri, oltre, com’è naturale, al Ministro dell’Ambiente Sergio Costa, hanno mostrato grande sensibilità e apertura su queste tematiche, ventilando l’istituzione di un Comitato interministeriale per il contrasto ai cambiamenti climatici, che entrerà nel Cipe – continua Anelli -. Nel richiedere alla Camera la fiducia al nuovo Governo, lo stesso Conte si è posto sulla linea europea del ‘Green New Deal’, che promuova la rigenerazione urbana, la riconversione energetica verso un progressivo e sempre più diffuso ricorso alle fonti rinnovabili, la protezione della biodiversità e dei mari, il contrasto ai cambiamenti climatici”.

Ora dobbiamo essere pragmatici – aggiunge ancora – e, partendo da queste ottime intenzioni, mettere in pratica un programma serio di decarbonizzazione e riduzione delle polveri sottili. Possiamo cominciare dall’Ilva, che la Scienza e la Giustizia indicano come responsabile di tante morti, anche infantili”.

Ci appelliamo dunque al Presidente Conte e al Governo, in particolare al Ministro dell’Economia e dell’Ambiente, perché mettano in atto urgentemente tutti gli adempimenti necessari, fissando obiettivi progressivi, definendo un cronoprogramma sul breve, medio, lungo periodo e stanziando finanziamenti adeguati – conclude -. Noi medici come sempre ci siamo, siamo pronti a fare la nostra parte, intervenendo, come consiglieri, a tutti i Tavoli italiani ed europei cui saremo chiamati e portando i dati raccolti con la Rete dei Medici Sentinella per l’Ambiente, messa in piedi insieme all’Isde, l’associazione Medici per l’Ambiente, con il sostegno del Ministero della Salute”.

Inquinamento dell’aria, medici preoccupati per i dati dell’Agenzia europea per l’ambiente lanciano appello al Governo: “Decarbonizzare e ridurre concentrazioni polveri sottili
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Non è un paese per medici: i risultati del sondaggio

Monaco (Fnomceo): “Medici in crisi, ma continuiamo a metterci il cuore”

Un medico che, nel mezzo del cammino della sua vita professionale, si trova in crisi: soffre la burocratizzazione eccessiva, la medicina amministrata, i vincoli di bilancio. Non riesce più a conciliare lavoro e vita privata, schiacciato da turni massacranti, senza poter prendere ferie e sentendosi in colpa se deve entrare in maternità o in malattia. E allora, sogna la fuga: verso il prepensionamento, verso l’estero, verso il privato. Eppure, alla domanda se, potendo tornare indietro, rifarebbe il medico o l’odontoiatra, la risposta è un coro di ‘sì’.

È questa la fotografia della crisi della Professione medica che emerge dai risultati del sondaggio condotto dall’Ordine dei Medici Chirurghi e Odontoiatri di Venezia, presentati questa mattina all’Ospedale Civile della città lagunare nell’ambito del Convegno “Verso gli Stati generali… Medicina Meccanica 2.0: il medico e il suo non tempo” organizzato dall’Ordine – mediante la sua Fondazione Ars Medica – insieme alla Federazione Nazionale degli Ordini dei Medici Chirurghi e Odontoiatri (Fnomceo),

L’indagine è stata condotta su un campione di 498 medici e odontoiatri volontari, per il 64% uomini e per il 60% con oltre 55 anni, per lo più dipendenti (35%), convenzionati (29%), liberi professionisti (24%), ma anche in via di inserimento professionale e pensionati.

Quasi tutti i medici e gli odontoiatri intervistati ritengono che la loro professione sia in crisi (92%). In particolare, sono soprattutto i più giovani a percepire tale crisi (96% tra gli under 40, 93% sotto i 55 anni). Tuttavia, coloro i quali si trovano nel pieno della carriera manifestano un disagio maggiore (il 60% dei 41-55enni è molto d’accordo con l’affermazione). La crisi della professione medica è avvertita più dalle donne che dagli uomini.

L’eccessiva burocratizzazione viene individuata quale prima causa della crisi della professione medica, soprattutto dagli iscritti più maturi. Inoltre, più della metà di medici e odontoiatri attribuisce una significativa responsabilità  ai vincoli della medicina amministrata e all’inadeguato finanziamento del SSN. Per un giovane medico su tre, pesa la difficoltà di relazionarsi con il paziente.

La quasi totalità dei medici (91%) ritiene che le modalità oggi richieste nello svolgimento della professione influiscano negativamente sulla vita privata. L’apice del disagio si riscontra nella fascia anagrafica centrale (41-55 anni). Anche nella professione medica e odontoiatrica, sono le donne ad avvertire una maggiore tensione nel rapporto tra vita privata e lavorativa.

Come reagire a questo disagio?

Il 71% di chi ha meno di 40 anni sogna (47%) o ha già pianificato (14%) la fuga verso l’estero. Non è così, come era prevedibile, per gli over 55.

“Sette giovani medici su dieci potrebbero andarsene dall’Italia nei prossimi anni, attratti da stipendi più congrui, da condizioni di lavoro migliori, da una qualità della vita più elevata – ha sottolineato Gabriele Gasparini, vicepresidente della Fondazione Ars Medica -. Potrebbero così delinearsi scenari simili a quello della Romania, dove il 10% dei cittadini è rimasto senza cure mediche”.

Anche il prepensionamento è un’idea che si potrebbe concretizzare a breve per quasi il 23% degli iscritti over 55. Con riferimento alla classe anagrafica centrale (41-55 anni), il 23% degli intervistati si dichiara disposto a ritirarsi anticipatamente dal lavoro, se la normativa lo consentisse. Il ritiro anticipato dal lavoro è una possibilità ancora lontana soprattutto per le donne (51%).

A fronte di tutte le considerazioni svolte sugli aspetti critici della professione, emerge tuttavia il persistere di una forte soddisfazione per la scelta professionale effettuata (78%), soprattutto tra coloro che possono vantare una lunga carriera alle spalle. Appena il 14% degli iscritti si ritiene «pentito» del percorso professionale intrapreso, con una maggiore incidenza tra le donne.

Il giudizio relativo alla soddisfazione dell’attuale posizione lavorativa è invece contrastante. Ben il 18% non è stato in grado di dire se vorrebbe passare alla libera professione o viceversa. Inoltre, appena il 53% degli iscritti dichiara di non voler cambiare la propria posizione lavorativa, con una quota del 53% tra gli over 55. Maggiore insoddisfazione emerge tra i dipendenti: infatti, il 37% cambierebbe posizione lavorativa. Diversamente, il percorso inverso lo farebbero appena il 20% dei liberi professionisti.

Al centro dell’indagine, anche l’Educazione continua in Medicina, che oltre la metà dei medici  ritiene inadeguata rispetto alle necessità attuali della professione; il task shifting, cioè il trasferimento di competenze dal medico ad altre figure professionali, giudicato negativamente da tre medici su quattro; l’impatto delle nuove tecnologie, accolto con ottimismo da quasi il 60% dei professionisti, ritenendo (il 26%, ma la percentuale sale tra gli under 40) che possa apportare vantaggi per i pazienti, e – il 32%, soprattutto i più anziani – che  che possa arricchire, dal punto di vista intellettuale, la Professione. Promosso, infine, il ruolo dell’Ordine, apprezzato dall’80% degli iscritti.

“La crisi del medico, che stiamo affrontando nel percorso degli Stati Generali, è un dato di fatto – ha  esordito il vicepresidente della Fnomceo, Giovanni Leoni, nella doppia veste di presidente dell’Ordine di Venezia -. Il medico è messo alla prova dalla solitudine, dal caos burocratico e organizzativo, oberato da turni massacranti, a rischio di errori e di aggressioni. Noi stiamo analizzando questa crisi, per trovare, tutti insieme, un nuovo modo di essere medici. Lo stiamo facendo attraverso un percorso trasversale a tutta la società civile: oggi questo percorso fa tappa a Venezia”.

“La crisi esiste perché il mondo cambia – ha affermato il Segretario della Fnomceo, Roberto Monaco, aprendo i lavori del Convegno – Noi non vogliamo subire il cambiamento, ma governarlo  e condividerlo: con i colleghi, con le altre professioni, sanitarie e non, con i filosofi, i teologi, i costituzionalisti, i giuristi, gli altri esperti e, soprattutto, con i cittadini. Noi siamo i custodi dei diritti dei cittadini, in particolare di quello alla tutela della salute. È per tenere fede a questa missione che, nonostante tutto, nel nostro lavoro continuiamo a metterci passione, voglia, cuore”.

SLIDE INDAGINE

Non è un paese per medici: i risultati del sondaggio
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